Macchie d’inchiostro

7+

Il laboratorio “Macchie d’inchiostro. Chi scrive quando scrivo?” è rivolto a bambini tra i 7 e gli 11 anni. In occasione della sua attivazione nella Biblioteca di Cavezzo, nel quadro di FilosoFare, evento organizzato dalla Fondazione Collegio San Carlo di Modena, il laboratorio ha avuto una durata di 70 minuti. Riportiamo alcuni stralci della conversazione tra Prisca Amoroso e i bambini partecipanti.

Il laboratorio prende avvio con la lettura di Tracce d’inchiostro, (in R. Casati e A. Varzi, Semplicità insormontabili, Laterza). Il testo riporta uno scambio di battute tra una mano, la penna che essa stringe, la sfera della penna, l’inchiostro, e il tappo della penna. Tutti gli elementi che partecipano alla scrittura si contendono il primato di necessario e sufficiente, e argomentano in favore delle proprie indispensabilità ed importanza.

P: Cosa pensate di questa storia? Chi ha ragione, tra mano, penna, sfera, inchiostro, tappo?

R: Sono importanti tutti

C: È più importante l’inchiostro perché potremmo usare anche le dita per scrivere con l’inchiostro

P: Quindi anche la mano è indispensabile?

C: …Sì

M: Ma potremmo usare i piedi

V: Come i primitivi, che usavano mani e piedi e disegnavano col fango, per esempio per raccontare quello che vedevano, oppure la loro giornata

P: Vi vengono in mente altri modi per scrivere?

V: Le emoticon, per dire se siamo felici oppure tristi

P: E abbiamo bisogno di carta e penna per scrivere una emoticon?

V: Possiamo anche mettere questi tavoli in una forma che, tipo, questo è l’occhio…

P: Disporli in modo che riproducano una emoticon

V: Sì

P: Quali altri modi di scrivere vi vengono in mente?

M: Per esempio col tamburo. A musica ho studiato che prima si usavano i tamburi per avvisare di un pericolo

P: Quindi la musica è un tipo di scrittura, in un certo senso

M: Sì!

P: E quando un musicista vuole ricordare un brano scrive le note, usa il pentagramma. Anche questa è scrittura?

A: Sì

M: E anche l’algebra forse. Perché il triangolo è il tre, il quadrato il quattro… E possono essere usati anche per un linguaggio in codice

P: Che cos’è un linguaggio in codice?

M: Usare delle lettere o dei numeri al posto di altri, per esempio la B al posto della A. Poi c’è una legenda che spiega questo

P: Sapete tutti che cos’è una legenda?

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Grotta di Lascaux, Francia

P: Mi sembra che abbiamo allargato il quadro della storia dalla quale siamo partiti. Ora le vostre idee sulla storia sono cambiate?

V: Secondo me per fare una cosa precisa e ben fatta servono tutti [mano, penna, sfera, inchiostro, tappo]

P: E serve anche altro?

R: La mente, per pensare cosa scrivere

C: La vista! Perché senza vedere non potremmo scrivere né leggere

S: Qualcuno che ci dà un consiglio se non sappiamo cosa scrivere e come si scrive

P: Però se abbiamo detto che anche la musica, per esempio il suono del tamburo, è un tipo di scrittura, in quel caso la vista non serve

M: Tipo la lingua dei ciechi, come si chiama?

P: Il braille

M: Sì, il braille

R: Che poi come fanno a impararlo? È difficilissimo

P: Sì, ma anche imparare la normale scrittura è difficile, e anche imparare a leggere un libro richiede molto tempo

V: Sì, infatti io ne ho letti solo sei. O per esempio un libro, che ne so, del millenovecentottanta, i Promessi Sposi, non lo capiamo perché ci sono delle parole vecchie che non conosciamo

P: Perché non si usano più?

V: Sì

P: Quindi c’è anche un problema legato al tempo

V: Eh sì

P: E voi come immaginate i primi uomini che hanno cominciato a parlare? Non possiamo sapere cosa sia successo. Sicuramente, in vari luoghi, uomini distanti tra loro hanno cominciato a parlare, in modi diversi. Non c’è stato un solo gruppo di uomini che poi ha insegnato agli altri. Come immaginate tutto questo?

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V: Sicuramente si sono sentiti molto meglio

P: Perché?

V: Perché prima non riuscivano a comunicare. Oppure, magari facevano così [fa un gesto] per dire “scappa”, ma se l’altro non lo vedeva finiva mangiato!

P: E come hanno cominciato a parlare secondo voi?

A: Facevano così forse [fa un verso], poi hanno cominciato a dire poche cose: “scappa”, “attento”, “caccia quell’animale”. Non gli servivano tante parole perché avevano poche cose

M: Sì, finché non sono arrivati i Sumeri, la prima civiltà

P: Secondo voi nascono prima gli oggetti o le parole con cui li chiamiamo?

R: Forse nascono insieme

P: Il linguaggio è un’invenzione o una scoperta secondo voi? Sapete tutti la differenza tra invenzione e scoperta?

TUTTI: Sì!

C: Secondo me è un’invenzione

R: Anche secondo me

A: Sì

V: Secondo me, però, è anche una scoperta. Per cominciare a parlare hanno dovuto scoprire che potevano farlo

C: Forse sì

A: Sono invenzioni le parole formate da due parole, tipo ippopotamo, che mi sembra sia “ippo” e “potamo”, cavallo del… fiume?

P: Sì

C: Anche monopattino! Mono-pattino

P: Anche filosofia? [La parola è stata già introdotta]

C: Sì!

M: E poi l’italiano usa delle parole del latino, sono delle abbreviazioni. E non solo l’italiano! Anche lo spagnolo, il francese…

V: Secondo me il contrario di “scoperta” è “non-scoperta”, non “invenzione”

P: Sì, abbiamo detto che scoperta e invenzione possono andare insieme

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P: Avete usato le parole “linguaggio” e “comunicare”. Come definireste il linguaggio?

M: In che senso?

P: Il linguaggio, che cos’è?

V: Un modo per esprimere le emozioni

P: Solo le emozioni?

R: No, anche altre cose

C: Serve per precisare quello che pensiamo agli altri

V: Serve per capire quello che pensiamo

P: Se non avessimo un linguaggio penseremmo comunque?

A: Secondo me sì

C: Sì, ma in modo confuso, non potremmo precisare

P: Anche quando parliamo ci sono messaggi più chiari o meno chiari? Per esempio, “Vietato entrare” scritto su una porta a me sembra un messaggio abbastanza chiaro, no?

R: Sì, capiamo che entrare è pericoloso

C: Secondo me, anche quel disegno è chiaro [indica]. È un coccodrillo che si sta mimetizzando con le piante

V: Anche la sedia per me è un messaggio chiaro: significa “qui ti puoi sedere”

P: Un oggetto può essere una specie di scrittura o linguaggio?

M: Sì

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