Differenza e diversità

8+

Presentiamo qui il racconto di alcuni momenti salienti di un laboratorio, svolto presso cinque classi quarte della Scuola primaria, sul tema della differenza. Il laboratorio prende avvio dalla presentazione di un’immagine (credits: Philèas & Autoboule) che rappresenta una fabbrica di giocattoli nella quale, su un nastro trasportatore, scorrono delle paperelle di gomma.

P: Qualcuno vuole descrivere questa immagine?

E: È una fabbrica  di paperelle

A: Una fabbrica di paperelle di gomma

P: Una fabbrica di paperelle di gomma tutte uguali tranne una

S: Una fabbrica di paperelle per fare il confronto

R: La paperella rosa serve per separare i gruppi e contare le paperelle

L: Rappresenta persone uguali e una diversa

O: Dovremmo chiederci perché una paperella è rosa

M: Ci fa riflettere sull’essere diversi

C: Sull’essere diversi fra di noi

Ai bambini viene chiesto se abbiano sperimentato situazioni nelle quali si sono sentiti diversi dagli altri. Nella quasi totalità dei casi, i bambini rispondono affermativamente. I bambini che si mostrano aperti a condividere la propria esperienza sono invitati a raccontarla alla classe. Se non ulteriormente sollecitati, riferiscono quasi esclusivamente di esperienze nelle quali si sono sentiti inadeguati rispetto ad un gruppo: nella pratica di uno sport, nel gioco, con fratelli di età diversa. In qualche caso, bambini di origine non italiana, fanno riferimento alla loro condizione di migrazione.

S: Quando sono venuta a scuola all’inizio, pensavo di essere l’unica a venire da un altro paese. Poi ho visto che non era così

O: A un corso di cucina ero la più grande e mi sono sentita un po’ a disagio

I: Quando sono con mio cugino, che è più grande di me, e lui va a giocare a calcio con i suoi amici, io mi sento esclusa

F: Con alcuni amici fuori dalla scuola, io mi sento spesso escluso perché tutti giocano a calcio, che a me non piace

A: Quando gioco con i miei fratelli, che sono più piccoli di me, io mi sento più bravo perché ho più esperienza di loro

M: Quando mia cugina e mia sorella sono insieme, mi cacciano dalla stanza e mi escludono

A: Io mi sento esclusa dalla zia quando lei sta con le sue amiche

S: Io mi sono sentito escluso al centro estivo, quando i miei amici giocavano a calcio e io no perché non mi piace

H: Io vado con le mie amiche al parco, ma un giorno è arrivata una nuova bambina da Milano e le mie amiche hanno preferito stare con lei perché è ricca

P: Anch’io ho un problema con gli amici che giocano a calcio, soprattutto a mensa

S: Io ero nuova a danza e non riuscivo a fare amicizia con le altre bambine

Prisca: Quali altre differenze vi vengono in mente, che non sono necessariamente negative?

E: Fare o non fare i compiti

H: La mia pelle più scura

L: Avere gli occhiali

A: Forse H. a volte si sente un po’ sola…

P: H., cosa ne pensi?

H: Può capitare

In questo caso, una bambina, A., ha formulato un’ipotesi sull’esperienza emotiva di un’altra bambina, H. Ho ritenuto opportuno non far cadere la sua osservazione e ho sollecitato una risposta di H. Si è trattato di una situazione che ha presentato una criticità, perché una bambina è stata decisamente e direttamente incoraggiata ad esprimersi.

Una delle differenze sulle quali i bambini sono stimolati a riflettere riguarda la loro storia personale, come siano cambiati rispetto a quando erano più piccoli, come cambieranno in futuro.

F: I pensieri, i punti di vista, ci sono cose che cambiano: i bambini pensano cose fantastiche, gli adulti più alla realtà

C: Io mi sento importante perché la mamma adesso si fida di me e mi lascia qualche volta a casa da sola

G: Il mio fratellino quando era piccolo era grasso, adesso che è cresciuto non più

C: Da piccola ero più brava, calma, adesso mi sento più agitata. Non lo so perché!

Riflettere sulla storia personale e sui cambiamenti che essa comporta permette di orientare la discussione sull’identità. Cosa rimane uguale, a mano a mano che cresciamo?

L: Alcune emozioni

M: L’anima

P: Che cos’è l’anima?

M: Quella cosa che ci dà la vita

G: L’anima ci fa vivere

O: È il nostro spirito, il nostro secondo corpo nell’aldilà

M: L’anima è l’angelo custode, qualcosa che ci protegge

A: L’anima ci fa vivere, è la nostra seconda vita, come ha detto O.

C: *riporta la conversazione sulla domanda posta* Restano uguali i parenti, gli amici

V: Le paure forti che non superi, per esempio restare da sola a lungo

I: Anche ciò che ci caratterizza, ad esempio il colore dei capelli

P: “Caratterizza” è un termine appropriato. Sapete fare altri esempi di cose che ci caratterizzano?

M: Siamo maschi e femmine

E: La differenza tra I. e M.: il primo non parla, il secondo parla molto

F: Le cose in cui siamo prudenti non cambiano. Io sono molto prudente con il fuoco dopo che da piccolo mi sono scottato

G: Io ho paura di svegliarmi e sono solo al buio, e i miei genitori non si svegliano, sono morti

P: Pensi che avrai la stessa paura quando sarai grande?

G: No, non così

P: Le paure cambiano quando diventiamo grandi. Alcune le superiamo, altre no, altre le viviamo diversamente

F: La mia paura è che quando mi sveglio ci sia qualcuno di spaventoso dietro di me con un pugnale

O: Per me la paura è una strana vibrazione nella mente, come una tortura, che richiama solo cose brutte

M: Un momento di crisi?

P: Che cos’è una crisi? Un momento particolare o qualcosa che dura a lungo?

M: Dipende. Se stai male per una cosa, è un momento, ma se i tuoi genitori ti mandano in un’altra famiglia…

Altri elementi che sono indicati come caratterizzanti l’identità sono: lo spirito, il viso, il comportamento, il carattere, le passioni, la preferenza per certe materie di scuola, i sogni, i sentimenti, le emozioni, la carta d’identità, il numero di telefono, la voce, i difetti.

V: L’identità è nel volto, perché noi ci riconosciamo dal volto, è proprio nostro

M: Ma con la chirurgia plastica possiamo cambiare il volto

R: Sì, ma per dimostrare che sei tu hai la carta d’identità

E: Se uno falsifica la carta d’identità, può far credere di essere un altro. A scuola i nostri genitori devono lasciare la loro foto per venire a prenderci, sennò non gli danno il bambino. Ma se uno si cambia la faccia e i falsifica i documenti può rubare un bambino…

F: Michael Jackson ha fatto la chirurgia plastica perché era nero e voleva essere bianco

P: Sì, mio padre mi ha spiegato che lo ha fatto perché i neri non potevano diventare famosi, allora. Lui veniva, non so, dal Ghana, quindi aveva la pelle scura

F: No, lui era famoso già da prima di diventare bianco

K: Alcune persone non si accettano per come sono

Questo tipo di discussione, che si è verificato in molti casi, conduce i bambini verso confronti, anche molto animati, sul razzismo. Ho riscontrato una buona attenzione ai fatti di attualità, rispetto ai temi della migrazione e del razzismo. In una classe diversa da quella nella quale è avvenuto lo scambio di battute appena riportato, un bambino, immigrato di seconda generazione, fa presenti due episodi di cronaca. L’uno, su un bracciante immigrato, morto per conseguenza delle condizioni di estrema povertà imposte dal caporalato. L’altro, sul cantante Mahmood, figlio di padre egiziano e madre italiana, la cui vittoria al Festival di Sanremo ha destato polemiche. Rivolgendosi a me, M. chiede se io sia a conoscenza di quanto accaduto:

M: Hai visto cosa è successo a quel ragazzo africano? È morto bruciato dentro una capanna

Mostrando la mia partecipazione emotiva, confermo di aver appreso anch’io la notizia di questa tragedia. M. prosegue raccontandomi quanto il padre gli ha spiegato sulle politiche italiane in tema di migrazione. M: Voi bianchi non venite a salvarci in mare

Interrogo i bambini riguardo alla loro percezione dell’immigrazione in Italia. Perché alcuni italiani non vogliono che delle persone provenienti da altri paesi entrino in Italia?

G: I bianchi hanno paura che quelli di colore possano prendere il potere

V: Alcuni dicono che gli stranieri vengono solo per fare cose brutte e fanno diventare gli altri razzisti

L: Come Salvini

E: Che c’entra Salvini?

M: Sul treno, io e mia mamma abbiamo sentito che delle persone dicevano che Mahmood non doveva vincere a Sanremo perché è straniero

R: Ma è italiano: sua mamma è sarda

M: Sono razzisti

P: Cosa significa essere italiani, o filippini, olandesi, colombiani?

In questa e in altre occasioni, faccio notare ai bambini che l’equivalenza tra persone di colore e stranieri non è corretta. Introduco l’idea che ci sia una storia che ha prodotto una maggiore frequenza dei fototipi chiari nel territorio italiano, e di fototipi diversi in paesi diversi. Le equivalenze che ne ricaviamo sono però imprecise. Alcuni bambini riferiscono di sentirsi italiani anche se provengono da altri paesi.

S: Mia mamma è brasiliana e mi dice che per metà io sono brasiliano. Ma io mi sento solo italiano. Sapessi almeno una frasina [in portoghese]!

Molti bambini fanno riferimento alla lingua come discrimine per definire l’appartenenza a un paese. Altri fanno riferimento alla cittadinanza (come dispositivo legale), altri al luogo di nascita.

Nel corso del laboratorio, propongo ai bambini un esperimento mentale. Chiedo loro di immaginare come si sentirebbero e cosa accadrebbe se un bambino identico a loro entrasse, in quel momento, dalla porta. La situazione che si è presentata più frequentemente è che i bambini cambiassero idea dopo un’iniziale accoglienza positiva.

O: Sarebbe una noia

M: Però puoi farti sostituire

A: Non sarei contenta, perché non mi sentirei più me stessa

R: Potrebbe sostituirmi quando non ho voglia di fare qualcosa

L: Potrebbe fare i miei compiti

M: Io non sarei contenta, potrebbero non riconoscermi

S: Potrei perdere gli amici non riconoscendo quella vera

A: Io sì, potrebbe fare i compiti mentre io gioco a calcio

I: Ma se è uguale a te, non vuole fare i compiti neanche lui!

L: È come quando prendi uno specchio: lo guardi e vedi un’altra persona

P: Avreste paura?

L: Sì, perché i miei compagni potrebbero pensare che io sia qualcun altro

M: Non mi piacerebbe lo scambio

F: Io starei male se mia madre si rivolgesse a lui e io non esistessi

O: Esisteresti comunque. Io esisto perché sono stata creata e sono unica, non perché siamo diversi

A: Io mi sentirei rimpiazzabile

I: Mi darebbe fastidio se avesse qualche caratteristica diversa da me che lo fa apprezzare di più

E: Io ci rimarrei male, ma non sarebbe ME, non sarebbe nel mio corpo

O: Tua madre ti distinguerebbe dal tuo clone?

E: Non so, ma non mi deve riconoscere, proprio l’altro non sono io

S: Forse [il bambino e il sosia] sono solo apparentemente uguali

M: Può sembrare uguale, ma io ho dei particolari che l’altro non ha

E: Se fosse un robot sarebbe uguale fisicamente, ma non avrebbe lo stesso carattere

H: Io avrei paura, perché non è normale che io abbia un sosia

M: Potrebbe essere un persona maligna che mi vuole rubare la vita

S: Soprattutto se non è brava

R: Mi farebbe un po’ impressione, non tanto paura

M: Qualcuno potrebbe pensare che lui è il vero e io il falso

L: Ma il DNA è diverso

A: Il DNA è quella cosa che ci distingue

P: Quindi il DNA ci identifica?

M: Dice le nostre caratteristiche

S: Il DNA è il carattere quindi o ci fa molto gentili o molto antipatici

V: Dà le informazioni importanti

C: Definisce il nostro carattere

S: Il DNA al suo interno ha le nostre caratteristiche che sono diverse

P: DNA è come la carta d’identità

S: Comunque io non avrei paura, è come guardarsi allo specchio e potrei mettere un segno di riconoscimento

L: Come all’aeroporto quando devi mostrare il passaporto

A: Ti viene un po’ di paura, mi sembrerebbe di essere in un film

M: Io non avrei paura perché avrei qualcuno con cui passare il tempo

S: No, paura no, perché non è possibile per il DNA

M: Ci sono stati casi di clonazione

P: Oltre al DNA ci sono altre cose che ci rendono “unici”?

C: Le impronte digitali

M: La corporatura

L: Le caratteristiche fisiche

P: Il comportamento

M: I segni particolari

M: I difetti. Tutti abbiamo difetti, come la paperella rosa

C: Le cicatrici

Per concludere l’attività, a seconda dell’andamento del laboratorio, propongo di tornare sull’immagine della fabbrica di paperelle oppure ne mostro una nuova, chiedendo ai bambini quale delle due appaia loro più rappresentativa dell’idea di differenza. L’ultima fase del laboratorio, è indirizzata a mettere a punto delle definizioni delle parole “differenza”, “diversità”, “identità”.

M: Noi siamo tutti diversi, anche F. e G. che sembrano uguali, ma voce, carattere e corporatura sono diversi

F: Siamo simili

E: Le persone uguali si riuniscono in gruppi e conoscono altri gruppi diversi

S: Le paperelle gialle sono le persone che si uniscono per conoscere la paperella rosa

P: Quindi il disegno ha  un valore simbolico: ci mostra qualcosa per descrivere qualcos’altro?

A: Se una persona è malata, spesso si critica e si dice che non è intelligente o qualcosa di negativo

S: A volte i novellini si trattano come brutte persone

P: La paperella rosa viene esclusa dalle altre

P: Cosa pensa la paperella rosa?

C: Si stupisce di vedere tutte le paperelle gialle

B: Si sente diversa

C: …e sola

G: Le gialle sono invidiose di quella rosa

C: Io mi sentirei felice di essere diversa

S: La paperella rosa non è diversa, forse anche le altre gialle sono diverse, un’ala, un occhio…

H: Le gialle sono un gruppo di persone che sono diverse sia nel carattere sia nell’aspetto fisico. La rosa è un po’ diversa, ma è sempre una paperella…

M: Come noi, siamo tutti uguali ma anche tutti diversi

P: La prima sembra meno gialla

E: La paperella rosa non è diversa

A: È solo che le gialle sono di più

V: Essere una paperella rosa non è un difetto

C: È diversa in senso buono

A: La rosa sì è diversa, ma magari in altri punti ci saranno più paperelle rosa e solo una gialla

Alcune definizioni:

Identità è essere se stessi. È ciò che ci identifica: nome, caratteristiche varie, interne ed esteriori. È ciò che ci descrive. È qualcosa che abbiamo di diverso dagli altri.

La differenza è ciò che ci rende unici. La differenza è qualcosa in cui siamo un po’ uguali e un po’ diversi.

Differenza è ciò che possiamo vedere tipo alto e basso; la diversità è ciò che sento. Diversità è una cosa astratta, differenza è più concreto.

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